{"id":5992,"date":"2019-02-27T09:09:37","date_gmt":"2019-02-27T08:09:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.addlance.com\/blog\/?p=5992"},"modified":"2021-02-17T23:33:08","modified_gmt":"2021-02-17T22:33:08","slug":"bounce-rate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/seven.addlance.com\/beta\/blog\/bounce-rate\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 \u00e8 utile misurare il Bounce Rate? Perch\u00e9 questo Parametro aiuta a trasformare semplici Utenti in Clienti"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-5994 size-medium\" title=\"bounce rate\" src=\"https:\/\/www.addlance.com\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/bounce-rate-300x150.png\" alt=\"bounce rate\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/seven.addlance.com\/beta\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/bounce-rate-300x150.png 300w, https:\/\/seven.addlance.com\/beta\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/bounce-rate-1024x512.png 1024w, https:\/\/seven.addlance.com\/beta\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/bounce-rate-768x384.png 768w, https:\/\/seven.addlance.com\/beta\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/bounce-rate-610x305.png 610w, https:\/\/seven.addlance.com\/beta\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/bounce-rate-1080x540.png 1080w, https:\/\/seven.addlance.com\/beta\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/bounce-rate.png 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Partiamo da una semplice definizione: il <em><strong>bounce rate<\/strong><\/em> \u00e8 quella percentuale di visitatori di un sito che ne <a href=\"https:\/\/www.addlance.com\/s\/design-di-landing-page\">visita una sola pagina<\/a>, indipendentemente da quanto tempo vi trascorre, per poi uscirne subito dopo. Ma perch\u00e9 stiamo trattando di questo dato apparentemente secondario? Perch\u00e9 tra le varie statistiche presenti in <strong>Google Analytics<\/strong>, questa \u00e8 sicuramente una di quelle pi\u00f9 utili per capire quanto il proprio sito riesca ad interessare un utente ed eventualmente a trasformarlo in un cliente.<\/p>\n<p>Infatti, <strong>pi\u00f9 il visitatore si attarda sul sito, pi\u00f9 \u00e8 probabile che decida di acquistare un prodotto<\/strong>, iscriversi a una newsletter o semplicemente di registrarsi. Insomma che decida di compiere un&#8217;azione. Se, invece, <em>rimbalza<\/em> via alla vista della prima pagina, \u00e8 probabile che non si ripresenti una seconda volta.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 questo dato possa essere utile bisogna <strong>contestualizzarlo<\/strong> per capirne le cause. Altrimenti c&#8217;\u00e8 il rischio di non distinguere un <em><strong>bounce rate <\/strong>buono <\/em>da uno <em>cattivo <\/em>per il sito preso in considerazione.<\/p>\n<h2>Misura il Bounce Rate per capire cosa ha fatto <em>scappare <\/em>l\u2019utente dal tuo sito<\/h2>\n<p>Va da s\u00e9 che un <strong>bounce rate<\/strong> alto, in buona parte dei casi, non \u00e8 un buon segno. \u00c8 un segnale piuttosto chiaro che qualcosa non \u00e8 andato bene al momento dell\u2019arrivo del visitatore. Che il nostro potenziale utente <strong>non si \u00e8 trovato bene<\/strong>. Quello che ci interessa capire \u00e8 <strong>cosa lo ha fatto scappare<\/strong>.<\/p>\n<p>Le cause pi\u00f9 probabili sono tre:<\/p>\n<h3>1) Il visitatore non ha trovato ci\u00f2 che cercava<\/h3>\n<p>Tra gli errori pi\u00f9 comuni, \u00e8 anche quello pi\u00f9 difficile al quale porre rimedio. Diciamo che il tuo blog di cucina viene indicizzato, banalmente, per le parole chiave <em>ricette torte semplici<\/em>. La mamma pasticcera improvvisata della domenica entra e si trova di fronte una ricetta per una torta nuziale con decorazioni in pasta di zucchero con un tempo di preparazione di un giorno, probabilmente scapper\u00e0 inorridita. Le \u00e8 stato promesso qualcosa, ma ha trovato tutt&#8217;altro. Semplicemente, <strong>tieni a mente il <em>tipo<\/em> di visitatore<\/strong>. O la migliore SEO del mondo non ti sar\u00e0 d&#8217;aiuto.<\/p>\n<h3>2) Il visitatore non \u00e8 riuscito a capire come muoversi sul tuo sito<\/h3>\n<p>La semplicit\u00e0, anche in questo, ti premier\u00e0. Mantieni la navigazione il pi\u00f9 semplice e naturale possibile. E soprattutto non bombardare chi entra con <strong><em>pop up<\/em> invasivi<\/strong>, anche solo per chiedergli un contatto: la prima cosa che il visitatore vuole trovare \u00e8 il contenuto del tuo sito, non della pubblicit\u00e0, n\u00e9 informative sulla privacy sterminate e non evitabili. I <em>pop up<\/em> non sono necessariamente negativi, ma <strong>vanno usati con moderazione<\/strong> o gli utenti potrebbero facilmente infastidirsi e darsela a gambe.<\/p>\n<h3>3) Il visitatore usa uno <em>smartphone<\/em> e il sito non \u00e8 ottimizzato<\/h3>\n<p>Non credo esista niente di pi\u00f9 frustrante che visitare un sito da <em>smartphone<\/em> o <em>tablet<\/em> e ritrovarsi con un sito in miniatura, illeggibile e inutilizzabile. Alla sola vista di questo scempio scapperesti anche tu. Dato che la navigazione da <em>smartphone<\/em> \u00e8 ormai sempre pi\u00f9 diffusa, quasi tutti i <em>template<\/em> sono provvisti di una versione <em>mobile friendly<\/em>. Nel dubbio, prova tu stesso. Il tuo <strong>bounce rate <\/strong>te ne sar\u00e0 grato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Tieni a mente anche le prestazioni del tuo sito: se \u00e8 troppo lento non aiuta la <em>user experience<\/em><\/h2>\n<p>Ci sarebbe una quarta causa che merita un paragrafo tutto suo in questo caso, e riguarda le <strong>prestazioni<\/strong>. Al di l\u00e0 del <strong>bounce rate<\/strong>, che comunque risente della cosa, un sito troppo pesante o mal ottimizzato \u00e8 un fattore decisivo per qualunque tipo di sito web. Anche se ormai le connessioni a <strong>banda larga<\/strong> sono una realt\u00e0 estremamente diffusa, anche in mobilit\u00e0, questo non vuol dire che bisogna dimenticarsi di questo fattore. Animazioni pesanti, magari in <em>Flash<\/em> o anche soltanto immagini e video pesanti possono causare quell&#8217;effetto modem a 54k che fa storcere il naso a molti. In particolare al <strong>Googlebot<\/strong>, che ti penalizzer\u00e0 parecchio.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Leggi anche <a href=\"https:\/\/www.addlance.com\/blog\/creare-un-sito-web-mobile-friendly\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Creare un sito mobile friendly: le regole grafiche da seguire<\/a><\/p>\n<h2>Ma il Bounce Rate \u00e8 buono o cattivo?<\/h2>\n<p>Ora che le cause di un possibile <strong>bounce rate<\/strong> elevato sono state esaminate una per una, arriva la fase pi\u00f9 importante: comprenderne il valore. All\u2019inizio di quest&#8217;articolo si parlava di <strong>bounce rate<\/strong> <em>buono <\/em>e <em>cattivo<\/em>. E per un buon motivo.<\/p>\n<p>Questo valore, infatti, va valutato rispetto principalmente alle nostre esigenze perch\u00e9 sia comprensibile. Esistono dei casi in un\u2019alta percentuale di <em>rimbalzo<\/em> degli utenti dal nostro sito non \u00e8 a tutti i costi un segnale d&#8217;allarme. \u00c8 questo il caso dei portali di informazione, quali <strong>Wikipedia<\/strong> o l&#8217;enciclopedia <strong>Treccani<\/strong>.<\/p>\n<p>Se l&#8217;<strong>obiettivo<\/strong> del tuo sito \u00e8 quello di fornire un&#8217;informazione all&#8217;utente, che sia una semplice definizione o la storia relativa a un luogo, \u00e8 piuttosto normale che quest&#8217;ultimo entri, si informi e poi esca. Non per forza dovr\u00e0 esplorare pi\u00f9 di una pagina perch\u00e9 la sua visita sia appagante. Nulla, infatti, gli vieta di tornare sul sito per ottenere nuove informazioni quando ne avr\u00e0 bisogno.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 in effetti un modo ancora pi\u00f9 semplice per capire la differenza tra una visita di valore e una <em>toccata e fuga<\/em>. Basta rapportare il <strong>bounce rate<\/strong> alla <strong>durata<\/strong> della visita.<\/p>\n<p>Il <strong>bounce rate<\/strong> non ti fornisce alcuna informazione su quanto si sia protratto il visitatore prima di lasciare la pagina. Questo pu\u00f2 essere fuorviante. Se anche il tuo utente avesse visitato una sola pagina, ad esempio un articolo dal blog, ma vi fosse rimasto venti minuti, sapresti che la sua visita \u00e8 stata sicuramente importante. <strong>Avr\u00e0 letto da cima a fondo l&#8217;articolo<\/strong> e magari l\u2019avr\u00e0 anche condiviso o discusso con i suoi conoscenti. Avr\u00e0 <strong>generato un valore.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Valuta il Bounce Rate con attenzione e se non hai dimestichezza con Google Analytics, affidati ad un professionista<\/h2>\n<p>Il <strong>bounce rate<\/strong>, come molte altri misuratori offerti da Google Analytics o altri servizi simili, va valutato con molta attenzione. Per quanto si possa conoscere bene l&#8217;argomento, a volte si possono creare pi\u00f9 danni di quanti non ce ne fossero inizialmente. \u00c8 servita questa mini-guida perch\u00e9 anche un profano potesse percepire l&#8217;importanza di questo valore. Ma saperla leggere rispetto al disegno d&#8217;insieme di un progetto \u00e8 un&#8217;altra storia. Tenersi informati \u00e8 importante, ma lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 ammettere i propri limiti e sapersi affidare a chi, di questa conoscenza, ne ha fatto una professione e una passione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Guest post a cura di Gabriele Rigano<\/em>    \t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partiamo da una semplice definizione: il bounce rate \u00e8 quella percentuale di visitatori di un sito che ne visita una sola pagina, indipendentemente da quanto tempo vi trascorre, per poi uscirne subito dopo. Ma perch\u00e9 stiamo trattando di questo dato apparentemente secondario? 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